PRESENTAZIONE CD "ENDRIGO IN JAZZ"

Descrizione

"Certe alchimie non nascono per caso. Papà ne sarebbe stato orgogliosissimo"
Claudia Endrigo

"Per me rappresenti la perfezione assieme ai tuoi musicisti. Bravi!"
Lelio Luttazzi

"I miei complimenti! Musicisti bravi e arrangiamenti funzionali."
Lino Patruno 

(P) 2010
Koinè KNE010
8033309690100

 

http://www.dodiciluneshop.it/dettagli.asp?sid=47630070820131102145859&idp=90&idn=1

 

ROMA IN JAZZ

Barbara Errico 
"Endrigo In Jazz"

L’anima della parole. Omaggio a Sergio Endrigo
Dove il jazz incontra la musica popolare: Pathos e magia nell’ultimo lavoro di Barbara Errico
 Un omaggio sentito e attento quello proposto dall’eccellente vocalist Barbara Errico per l’etichetta Koiné nella collana dedicata alle voices della casa discografica Dodicilune:  sostenuta da un orchestra composta da strumentisti di indiscutibile livello tecnico come Luca Grizzo, Bruno Cesselli, Salvatore Russo e lo storico bassista degli Area Ares Tavolazzi , disegna una raffinata ed elegante interpretazione, completamente a tinte blue, delle composizioni dell’indimenticato cantautore istriano.

Cantante, compositore ma soprattutto poeta dal pathos profondo e fortemente popolare, Endrigo è entrato a giusto merito nella storia della canzone italiana per aver scritto brani senza tempo quali “Io che amo solo te”, “Era d’estate”, “Adesso sì”, “La rosa bianca” e “Dimmi la verità” firmando,  nella sua lunga carriera, collaborazioni eccellenti con autori di rilievo internazionale come Vinicius de Moraes, Toquinho e Luis Bacalov.

Spinta dall’amicizia che la legava all’artista di Poli, verso il quale ha sempre nutrito grande stima e considerazione, Barbara Errico si dedica ad  un lavoro tutt’altro che semplice: reinterpretare brani così popolari, scomponendoli e ricomponendoli seguendo nuovi canoni compositivi; compito arduo e scivoloso che richiede un’immersione totale nei sentimenti e nelle emozioni originariamente trasmessi dai brani di Endrigo, nonché una conoscenza ampia e completa delle strutture armoniche del jazz classico.

Questi elementi sono gestiti dalla vocalist di Udine con grande consapevolezza e padronanza della situazione, sia dal punto di vista filologico sia dal punto di vista dell’interpretazione vocale, ove i suoi luminosi e avvolgenti vocalizzi, ispirati alla tradizione canora di Peggy Lee, Nina Simone e Sarah Vaugan, così bene si confanno alla poetica di Endrigo.

In questo senso le strutture del pentagramma appaiono sicure e lineari, ariose e intense, leggere visioni che colpiscono il cuore dell’ascoltatore con un mood caldo e suadente. Nella costruzione armonica è il pianismo pulito e aggraziato di Bruno Cesselli a levigare la forma di tutti i brani, facendo da collante fra gli elementi dell’orchestra.  E’ il suo tocco delicato in “Io che amo solo te” a decidere l’intensità e le movenze dell’intero brano, anche più della stessa vocalist, eseguendo le linee melodiche per alchemici ambienti sonori.

Davvero importante risulta, per definire la composizione della tracklist con una valida alternativa melodica, la partecipazione del chitarrista Salvatore Russo che, nei brani “La Rosa Bianca” e “Poema negli occhi”, dimostra una capacità esecutiva di sicuro spessore.

Nell’insieme questa registrazione dimostra un disegno completo, chiaro, lucido, che non lascia spazio ad incertezze esecutive. Nella sua lavorazione Barbara Errico ha agito con attenta circospezione, ricostruendo ogni brano con uno stile personale, dei sentimenti del tutto nuovi ed una padronanza canora di altissimo livello. L’omaggio è tanto più significativo in quanto la vocalist non cerca imitazione  (e non ve n’è traccia in nessun brano del disco), muovendosi piuttosto alla ricerca di una strada propria, personale, che possa rendere ( e vi riesce senz’altro) questa  celebrazione ancora più preziosa.

di Andrea Vallante

 

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Welcome to the Very Beautiful Barbara Errico

Barbara Errico dovrebbe acquisire quanto prima negli USA la notorietà di cui gode in Europa. E’ una cantante dotata di un’immagine e di una voce meravigliose, una voce fresca in questo album dedicato al jazz e alle dolci sonorità da night club, interamente in italiano! Barbara Errico riunisce l’animo di un crooner a uno stile sofisticato e un immenso talento: una cantante che va al cuore di ogni frase, vi si accoccola e ci attrae magicamente dentro a quello spazio, come ben pochi altri sanno fare. La sua è una voce calda, musicale, capace di viaggiare senza difficoltà dalla ballata languida al jazz più brioso. Le canzoni che canta appartengono a un grande compositore che purtroppo non c’è più, Sergio Endrigo: ben pochi lo possono interpretare come fa lei.

In questo album Barbara Errico collabora con Bruno Cesselli al piano, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Walter Paoli alla batteria, Salvatore Russo alla chitarra, Luca Grizzo alle percussioni, Mirko Cisilino al flicorno, Massimo de Mattia al flauto alto e Roberto Rossetti al clarinetto basso. L’effetto d’insieme è naturalissimo e per nulla forzato, evitando i soliti sensazionalismi da “assolo in piedi” a cui spesso si assiste quando sono coinvolti musicisti di questa levatura (anche se l’introduzione di “Canzone per te” offre una parte solo musicale di piano, contrabbasso e batteria che sembra cedere un po’ alla tentazione di voler sedurre).

Ma la preziosa sorpresa di questo album stupendo è la presenza di Barbara Errico, che vive a Campoformido (Udine), nel nord dell’Italia.

Questo album è un calice di vino prezioso, che bisogna assolutamente assaporare!

Grady Harp, 11 giugno. 

 

5.0 out of 5 stars Welcome to the Very Beautiful Barbara Errico June 20, 2011
Format:Audio CD
Barbara Errico should rapidly become as popular here in the US as she is in Europe. She is a beautiful singer in both appearance and in voice, a fresh sound in this album that is devoted to jazz and cabaret soft sounds all in Italian! Errico is a crooner, a sophisticated stylist, and an enormous talent. A singer who goes to the heart of her lyrics, dwells there, and then seduces us into that space she has few peers. This is a warm, musical voice that can move so comfortably from ballad to snappy jazz. The songs are by the highly regarded (and missed) composer Sergio Endrigo: few could sing him better.

In this album she collaborates with Bruno Casseli, piano, Ares Tavolazzi, bass, Walter Paoli, battery, Salvatore Russo, guitar, Luke Grizzo, percussion, Mirko Cisilino, trumpet, Massimo de Mattia, flute, and Roberto Rossetti, clarinet. The ensemble effect sounds so natural and unforced - not the usual 'stand up and solo' sensationalism that is often the case when there are present such fine musicians as there are here (though the intro for 'Canzone per te' does offer some fastidiously seductive playing by simply piano, bass, and drums).

But the worthy surprise of this terrific album is the presence of Barbara Errico who lives in Campoformido (Udine) in Northern Italy. There is an essence of rare wine here. Taste it!
 
Grady Harp, June 11
 
 

JAZZ ITALIA

 
Sergio Endrigo ha rappresentato una delle voci più importanti della canzone d'autore italiana. La sua attività è iniziata negli Anni Sessanta ed è proseguita nel tempo, anche se dagli Anni Ottanta in poi le sue incisioni, servite da una distribuzione insufficiente, non hanno ottenuto il riconoscimento che pur meritavano, sia da parte del pubblico che della critica. Barbara Errico realizza questo CD attingendo ai quarantacinque giri e ai long playings degli anni Sessanta e Settanta, selezionando un buon numero di brani di successo, di riscontro popolare oltre ad alcune opzioni più sfiziose, care soprattutto ai cultori del cantautore di Pola. La sua frequentazione del songbook endrighiano ha un precedente nel 2004 grazie alla partecipazione, accanto ad altri musicisti, a"Cjantant Endrigo", disco piuttosto inconsueto poiché contiene pezzi celebri tradotti in friulano dell' ingiustamente definito "cantante triste". Va detto, infatti, che l'attribuzione di un carattere cupo o malinconico fanno torto ad un artista dotato, invece, di uno spiccato "sense of humor", formidabile, fra l'altro, nel raccontare divertenti aneddoti.  Questa volta la cantante udinese è da sola e, grazie al contributo determinante per gli arrangiamenti di Bruno Cesselli, confeziona un disco affascinante e di gusto raro.
 
Nei confronti del repertorio scelto si sono adottati alcuni criteri di fondo. Innanzitutto si è evitato di mettere in evidenza il lato "drammatico", in generale, dei testi, prediligendo una lettura secca, asciutta, priva di pathos, ma anche di compiacimento. Le parole sono quasi svincolate dal significato letterale; sono rese come frasi musicali. Disegnano una idea melodica ben articolata su un ricco sottofondo armonico. Nella versione originale le canzoni hanno, invece, un andamento oscillante, ondivago, attraverso una partenza "lenta", un crescendo di tono e un ritorno ad atmosfere più riflessive. L'esecuzione della Errico non contiene questo saliscendi emotivo, dal basso verso l'alto, ripresa e ritorno. E' incardinata verso il centro e questa interpretazione-non interpretazione si rivela un punto di forza del disco. Viene in mente, a questo proposito, la rilettura di "Almeno tu nell'universo" da parte di Elisa per la colonna sonora di "Ricordati di me", film di Gabriele Muccino. Come dichiarato in un'intervista, la stessa cantante friulana ha rinunciato al confronto diretto con Mia Martini, limitandosi ad esporre il motivo in maniera quasi impersonale, senza caricarlo della passionalità viscerale dispensata dalla sfortunata sorella di Loredana Bertè.

Barbara Errico ama, poi, i ritmi brasiliani, come il suo omaggiato del resto. Perciò, accanto alla proposta di brani a firma pure di Toquinho e De Moraes, tratti per la maggior parte da "La vita, amico, è l'arte dell'incontro", bellissimo album del 1969, ha inserito atmosfere sudamericane in diversi pezzi, conferendo un clima latino in prevalenza a una consistente parte delle tracce.
Da tutti questi accorgimenti, le canzoni, pur mantenendo la loro fisionomia, acquistano qualche elemento di novità. Il jazz conferisce, a volte, un retrogusto gradevole e inedito a un repertorio mai datato, ma sempre vitale e straordinariamente fresco.

Bruno Cesselli, oltre al suo ruolo fondamentale nell'organizzazione musicale, si conferma pianista sensibile, attento alle sfumature e pronto a cambiare le dinamiche, quando occorre. In sintesi: è perfettamente calato nel ruolo a lui affidato. Ares Tavolazzi è una sicurezza. Ha un timbro rotondo con il basso e la capacità di elaborare assoli melodici di convincente spessore. Walter Paoli si intende ad occhi chiusi con il suo partner della ritmica. E' particolarmente efficace, ancora, nell'utilizzo delle spazzole per un accompagnamento accorto e corrispondente alle intenzioni della band leader.

La Errico, come detto, pone la sua voce a servizio del progetto. Non ricama, non infioretta per dimostrare quanto è brava. C'è, ma non vuole sovraesporsi. Quando esce con qualche breve passaggio "scat", in due soli brani, lo fa con grazia e quasi con pudore.

Sono impiegati con parsimonia gli altri componenti del gruppo. E' il trio jazz a occupare la maggior parte degli spazi. Fra gli altri, comunque, si segnalano Massimo De Mattia per un bel solo con il flauto ipersoffiato e il chitarrista Salvatore Russo, prezioso cesellatore ne "La rosa bianca".

Sono particolarmente riuscite, poi, le versioni latineggianti di "Adesso sì", incisa negli anni sessanta anche da un giovanissimo Lucio Battisti e di "Dimmi la verità", canzone non molto nota, ma con una inciso accattivante e un bellissimo ritornello, trasformata da un trattamento " a togliere", a ridurre l'impatto sentimentale del brano. Non si può non menzionare, infine, una "Io che amo solo te" pregna di uno swing-soft e una felice e intensa "Poema degli occhi".

In conclusione un cd che segue una tendenza piuttosto diffusa, quella di "vestire in jazz" il repertorio di cantautori o di pop star. Barbara Errico e i suoi musicisti rifuggono dalla rilettura distorta, che vada oltre le premesse, per proporre in fin dei conti qualcos'altro, come evitano la lettura troppo letterale e "leggera". Sono fedeli al titolo individuato e seguono il loro programma con coerenza e in modo elegante.

Gianni B. Montano per Jazzitalia

 

 BEAT BEAR 

ALTERNATIVE MUSIC MAGAZINE

 

L’idea non è orig­i­nale: pren­dere uno dei can­tau­tori ital­iani degli anni ’60 e ripro­porlo in chi­ave jazz. Non solo non è un’idea fan­ta­siosa — per­ché nell’opera con­t­a­m­i­nata di questi artisti con­fluiv­ano il rock’n roll, gli chan­son­niers e, appunto, il jazz — ma non è pro­prio nuova, dato che negli ultimi tempi è una pro­posta che i jazz­isti ital­iani (curiosità: soprat­tutto le voci fem­minili) hanno fatto spesso.

Nes­sun prob­lema: l’originalità non è di per sé un val­ore. Specie quando questa pro­posta per­petua non ha dato sem­pre i frutti sperati, indipen­den­te­mente dall’autore che si andava ad esplo­rare (fosse Luigi TencoUmberto BindiPiero Ciampi o chi altro) e indipen­den­te­mente dai nomi alti­so­nanti che c’erano dietro all’esecuzione. Eccel­lenze dello stru­mento e voci vir­tu­o­sis­tiche hanno il più delle volte dato prova della loro stessa virtù, auto­com­pia­cen­dosi, senza quasi mai cogliere lo spir­ito delle can­zoni riscop­erte e, dunque, senza resti­tuirlo a chi ascoltava (mi sento di esclud­ere un disco su tutti, e cioè Mile­stones di Gino Paoli, ma lì – guarda caso – Gino Paoli ripro­poneva se stesso).

Vivad­dio, questo non è il caso di Bar­bara Errico. Nonos­tante l’assoluto val­ore dei musicisti pre­senti, nonos­tante l’altisonanza di almeno uno di loro (il con­tra­b­bassista Ares Tavolazzi, ex Area, già musicista per Guc­ciniConteCapos­sela e altri), in Endrigo in jazz non c’è ombra di auto­com­piaci­mento. La tec­nica si mette a servizio del dis­corso, umiltà e padro­nanza dei mezzi entrano in gioco per esaltare l’opera di Ser­gio Endrigo nel suo complesso.

I tra­guardi sono due. La voce della Errico, in felice accordo con i ragionati arran­gia­menti del pianistaBruno Ces­selli, non si limita all’emanazione per­fetta delle note, ma fil­tra in chi­ave per­son­ale il senso diquelle parole su quella musica; nello stesso tempo, però, è in grado di resti­tuire l’essenza delle can­zoni originali.

Quando l’impresa riesce com­ple­ta­mente, come in “Adesso s씓La rosa bianca”“Era d’estate”“Aria di neve”, il deside­rio di rias­coltarle è più che legittimo.

Anto­nio Piccolo

 

articolo JAZZ IT

 

 RECENSIONE JAZZ IT